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"Genocidi, antisemitismo, politiche della memoria. Verso il 27 gennaio"
Il 27 gennaio ricorre il Giorno della Memoria e nel mondo della scuola, quest’anno più che mai, tante e tanti docenti si chiedono come affrontare tale ricorrenza in classe. Pare, infatti, sempre più inadeguato e rituale limitarsi a ricordare la Shoah, con un generico monito a non ripetere gli orrori del passato, nel tempo del genocidio del popolo palestinese portato avanti da Israele con il sostegno occidentale, e non certo interrottosi ora, nonostante il piano coloniale di “pace” firmato sotto l’egida di Trump.
Ma è forse proprio l’appiattimento delle politiche memoriali su alcuni paradigmi interpretativi a risultare inadeguato sia per la comprensione storica dei genocidi del passato, sia per l’azione politica contro quelli del presente. Del resto, una reale discussione pubblica su questi temi non risulta tra le priorità di una classe dirigente tutta schiacciata sul sostegno a oltranza a Israele, fino al punto di voler proibire ogni dibattito critico nelle scuole, ora con i DDL Gasparri (Forza Italia) e Delrio (Partito Democratico), ora con i vari interventi intimidatori del ministro Valditara.
Nei diversi disegni di legge in esame alle Camere viene infatti proposta l’equiparazione tra antisionismo e antisemitismo, recependo rigidamente la già discutibile definizione di antisemitismo elaborata nel 2016 dall'International Holocaust Remembrance Alliance (che pur era stata formulata come indicazione operativa “non giuridicamente vincolante”). L’obiettivo è tacciare dell’infame accusa di antisemitismo ogni critica a Israele: arrivando al paradosso con che, con questo metro, andrebbero bollate come antisemite le esternazioni su Israele di un sopravvissuto alla Shoah come Marek Edelman, ebreo antisionista, vicecomandante della rivolta del ghetto di Varsavia.
Docenti e studenti si ritrovano quindi sempre più a disagio in un modello scolastico disciplinante e censorio che, oltre a negare prospettive a entrambi, restringe progressivamente gli spazi per il pensiero critico.
USB scuola propone un dibattito su questi temi giovedì 22 gennaio alle 17.30 presso il Centro studi Sereno Regis (via Garibaldi 13, Torino).
Il dibattito sarà trasmesso in diretta streaming sui canali YouTube e Facebook di USB Scuola.
Intervengono:
- Marco Meotto (storico, docente di filosofia e storia - Assemblea Scuola Torino)
- Terry Silvestrini (storica, docente in quiescenza - Scuola per la Pace Torino Piemonte)
- Monica Quirico (storica, ricercatrice indipendente)
Introduce e Coordina USB Scuola
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Care colleghe e cari colleghi,
Come forse già sapete, il 31 ottobre il Ministero ha annullato il corso di formazione organizzato dal Centro Studi CESTES dal titolo “La scuola non si arruola” del prossimo 4 novembre.
Il corso aveva l’obiettivo di analizzare e approfondire temi come l’educazione alla pace, la comprensione storica dei genocidi e il rifiuto della guerra come mezzo per risolvere le controversie politiche ed economiche tra Stati.
Il Ministero dell’Istruzione ha scelto la strada della repressione diretta, censurando e vietando la libera formazione dei docenti.
È in gioco la possibilità di formarsi ed educare alla pace e contro la guerra nella scuola pubblica statale, un diritto fondamentale che riguarda tutte e tutti noi.
USB Scuola invita a difendere la libertà di insegnamento firmando e diffondendo la petizione contro la censura e per la libertà di espressione.
Se non lo hai ancora fatto, ti chiediamo pertanto di firmare subito e condividere con amici e colleghi:
https://c.org/HS79LLt5d7
In un momento in cui la libertà di pensiero e di parola viene messa in discussione, è importante reagire insieme e far sentire la voce di chi ogni giorno lavora per una scuola libera, critica e democratica.
Un saluto solidale,
USB Scuola

